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Una nuova casa editrice, un editore che muove i primi passi è sempre una grande scommessa. Tra tutte le attività è quella che oggi pone più interrogativi e tra tutti questi uno pare sia fondamentale: perché?
Forse è la risposta più sincera quella più vicina alla verità: perché c’è sempre bisogno di dare voce alle proprie vocazioni, che si tratti di un editore (di colui cioè che trasforma un’idea in un oggetto), o di un autore o, ancor di più, di un lettore, per poter dire con certezza che non viviamo come bruti, perché “creare” un libro è in ogni caso uno stupendo atto d’amore e di fiducia verso gli altri e noi stessi.
La nostra casa editrice ha fissato alcuni cardini irrinunciabili: fare cose belle e interessanti, curare i contenuti e l’aspetto grafico dei propri libri, coltivare un rapporto diretto e amicale con i lettori e con gli autori e, non è da tralasciare, testimoniare la ricchezza del milieu umano, culturale e sociale in cui opera. Diceva Lev Nikolaevič Tolstoj: «Se vuoi essere universale, parla del tuo villaggio».
Questo principio è il concetto che affermiamo fin dalla scelta del nostro logo, una porzione di muretto a secco (tipico degli Iblei) stilizzato.

Abulafia, solo un nome?
La casa editrice si è data questo nome per ricordare ai lettori e agli autori la sua vocazione alla ricerca e alla messa in valore delle più interessanti risorse presenti in quest’area dell’isola, e più in generale del Mediterraneo, svincolandola da una visione di chiusura tipica della cultura “provinciale”, coscienti che vivere e agire nelle periferie, in qualsiasi periferia fisica e mentale, può essere una grande opportunità.

Abulafia è il cognome del grande medievalista e storico del Mediterraneo David, ma è anche il nome del filosofo e mistico ebreo del XIII secolo Abraham ben Samuel Abulafia (אברהם בן שמואל אבולעפיה), un sapiente che visse pienamente lo spazio mediterraneo aldilà dalla propria vicenda umana (nato in Spagna, vissuto in Italia, in Grecia e in Sicilia, morto a Comino nell’arcipelago maltese e forse seppellito proprio negli Iblei ). L’ultima suggestione è legata anche ai suoi studi della Qabbalah: “Le lettere della Scrittura e i loro valori numerici, con le loro combinazioni e permutazioni, divennero segni di altri segni”. La stessa suggestione che, a rimarcare la vocazione proiettata nel futuro delle nuove tecnologie, giunge dal vero protagonista de Il pendolo di Foucault di Umberto Eco, quel computer che diventa lo strumento della creazione, che mette in moto la scrittura stessa.


Un ringraziamento infine a tutti i nostri amici, ai compagni di viaggio che si sono uniti e si uniranno a questa avventura, ai cari lettori che sapranno apprezzare il nostro lavoro, le scelte editoriali e le attività di Abulafia Editore.